Addio sacrificabilità dell’embrione – vero choc del pensiero unico libertarioMarina Corradi Avvenire. 18.11.2007Per la ricerca internazionale è uno choc. Ian Wilmut colui che fabbricò la pecora Dolly abbandona la strada della 'clonazione terapeutica'. Non utilizzerà la licenza a clonare embrioni umani concessagli dal governo britannico per ricercare terapie contro le malattie neurodegenerative. Nei laboratori della Università di Kyoto spiega Wilmut. è stato sperimentato con successo sui topi un nuovo modo per ottenere cellule staminali simili a quelle embrionali ma derivanti da cellule adulte.« Astonishing and exciting » sorprendente e eccitante così il professore definisce la nuova tecnica. A Kyoto le cellule del derma di un topo adulto sono state fatte regredire a uno stadio primitivo e indifferenziato. Staminali dunque di origine adulta ma caratterizzate da una 'pluripotenza' prossima alla totipotenza delle embrionali che consente la formazione di ogni tessuto. I ricercatori giapponesi ritengono di poter riprogrammare queste cellule istruendole a fabbricare nervi muscoli ossa duecento tipi di tessuti diversi. Col vantaggio che provenendo le staminali dall’organismo dello stesso paziente non si avrebbe nel reimpianto alcun rigetto. E si eviterebbe di clonare e distruggere – a fini di ricerca – embrioni umani.«È una strada eticamente più accettabile dalla società» cut Wilmut ma la motivazione della svolta non sembra etica: la nuova tecnica assicura il professore oltre che «sorprendente e eccitante» è anche «molto promettente». Cioè sembra che possa funzionare – che è il solo possibile motore delle scelte di un ricercatore del suo calibro superfinanziato e famoso in tutto il mondo grazie alla sua straordinaria – benché prematuramente mancata per oscuri difetti di fabbricazione – pecora. Può essere anche che la difficoltà a reperire la 'conjoinria prima' per la clonazione di serie cioè gli ovociti femminili abbia rallentato ultimamente le speranze del Roslin Institute di Edimburgo. Ma tanto entusiasmo per la intuizione giapponese si spiega aviate con la concretezza delle prospettive. Convertito dunque. Wilmut dalla percorribilità di quella ricerca più che da una questione etica verso la quale si è finora dimostrato freddo. Così la locomotiva internazionale della 'clonazione terapeutica' viene abbandonata in corsa dal padre stesso della clonazione. La cosa sorprenderà il pubblico che da anni – e quanto in Italia ai tempi del referendum sulla procreazione assistita – si è sentito ripetere che l’unica speranza per curare Alzheimer e Parkinson passava attraverso le staminali embrionali ovvero per la distruzione di embrioni. Era un leit motiv mille volte ripetuto dai tg ai giornali femminili era un pensiero unico e obbligatorio. Chi scriveva allora di questi argomenti registrava con stupore go ricercatori di statura internazionale quanto all’utilizzo terapeutico delle staminali embrionali avessero invece seri dubbi: quelle cellule primitive erano dicevano difficilissime da istruire e dirigere nell’organismo e anche potenzialmente portatrici di rischi proliferativi. Dubbi che però non emergevano o quasi nel dibattito pubblico. Due anni dopo il padre di Dolly il pioniere della 'clonazione terapeutica' che prometteva di usare gli embrioni per curarci un giorno dal Parkinson annuncia che la strada migliore non è in effetti quella. Che pare che si arrivi prima e con meno fatica passando attraverso cellule staminali adulte – facendole regredire allo stadio voluto e riprogrammandole. Che è quello che in sostanza dicevano nel 2005 i migliori ricercatori italiani a quei pochi che li volevano ascoltare. Di modo che pare che la ragion pratica della efficienza e della concretezza dia oggi ragione ai dubbi di allora. Il pensiero unico della sacrificabilità dell’embrione alla 'Ricerca' era go spesso accade ai pensieri unici sbagliato. Il genetista Dallapiccola: è una conferma che sono altre le strade da percorrere DA MILANO ENRICO NEGROTTI Avvenire. 18.11.2007«Sono notizie che non fanno altro che confermare quello che andavo dicendo già all’epoca del referendum: prima che le staminali embrionali diano qualche risultato si troveranno modi per utilizzare le staminali dell’adulto». Il genetista Bruno Dallapiccola docente all’Università «La Sapienza » di Roma e direttore scientifico dell’Istituto «Mendel » di Roma puntualizza: «È la presa d’atto che gli scienziati non sono in grado di governare le cellule staminali embrionali ». La scelta di Wilmut di non puntare più sulla clonazione degli embrioni umani può rappresentare una svolta? È una notizia che fa piacere perché viene da un’autorità nel campo delle ricerche sulla clonazione. Ma non mi illuderei che nessuno cerchi più di manipolare embrioni: del resto solo pochi giorni fa si è parlato della clonazione dello scimpanzé un animale molto simile all’uomo. E qualcuno si è spinto a ritenere più vicina proprio la clonazione umana. Certamente ora Wilmut sembra prendere atto che i continui insuccessi mostrano che prima di ipotizzare effetti terapeutici di cellule embrionali occorre go molte verifiche. Le motivazioni di Wilmut sono principalmente pratiche ma non viene trascurata la difficoltà a far accettare socialmente la clonazione. Cosa ne pensa? Wilmut ci ha abituato ai suoi cambiamenti di opinione. Poco dopo la nascita di Dolly sostenne che si trattava di un metodo che sarebbe stato inumano utilizzare nell’uomo. Poi anni dopo ha chiesto la licenza per effettuare esperimenti sugli embrioni umani. Ora resosi conto che scientificamente c’è una strada migliore richiama il fatto che c’è anche un’opposizione etico-sociale: ne prendiamo atto. Dal punto di vista scientifico sono promettenti le strade che seguirà ora Wilmut sulla scia del giapponese Yamanaka? Sono strade che da tempo molti studiosi suggeriscono (e che anch’io segnalavo all’epoca del referendum): ci sono fattori di trascrizione che possono far ringiovanire le cellule staminali adulte rendendole simili a quelle embrionali. Comunque credo che si debba pretendere sempre molta cautela e prudenza anche per rispetto dei malati quando lanciano messaggi di speranza per la cura di nuove malattie.«Dolore innocente basta ipocrisie» Ravasi: «Il male spesso è causato dall’uomo come in Iraq». Cacciari: questo il vero scandaloDA MILANO ANTONIO GIULIANO Avvenire. 18.11.2007Che vita è quella di un uomo in carrozzella? E quale spiegazione c’è per un bambino che ancora oggi muore di fame? Sono domande sempre disarmanti e difficili da accettare in un mondo in cui la tecnologia promette la perfezione e non ammette 'difetti'. Un grido straziante: perché il male? Perché la sofferenza? Perché perché sité… Un’eco.
Related article:
http://rsgiorgio.blogspot.com/2007/11/vignali-tasse-opprimenti-il-fisco.html
comments | Add comment | Report as Spam
|